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Correva l' anno 1967 di Bruno Marengo
Ho accettato volentieri di scrivere queste righe per il trentacinquesimo anniversario dalla fondazione della P. A. Croce Bianca di Spotorno.
Si era nel 1967 e, a quel tempo, facevo il postino. Oggi, sono spesso chiamato a scrivere, a raccontare storie, come in quest’occasione e, in fondo, è un po’ la continuazione del mio vecchio mestiere: ricevo e restituisco parole che vanno e vengono. Naturalmente, questa è solo una nota di "colore e di memoria" perché della benemerita attività della Croce Bianca c’è chi ne sa molto più di me.
Sono trascorsi trentacinque anni, che non sono poi tanti, ma che sembrano un’eternità, se si considera il balzo sociale e tecnologico che c’è stato. In allora, per scrivere usavamo vecchie Olivetti e per stampare ciclostili a manovella. Oggi sto pigiando sui tasti di un computer, con stampante laser, collegato al mondo attraverso Internet.
Nel 1967 morì don Lorenzo Milani, processato per aver difeso gli obiettori di coscienza che allora erano incarcerati. Sempre in quell’anno, il poeta americano Allen Ginsberg, esponente della "Beat generation", fu arrestato a Spoleto, nel corso del Festival dei due mondi, per aver recitato i versi della sua poesia "incontro con i poeti", ritenuti osceni. Il film di Michelangelo Antonioni "Blow up" (vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes) fu sequestrato dal Procuratore della Repubblica di Ancona per oscenità. Ci trovavamo a Firenze, in gita, io, Carlo Centi, Franco Arnello, Giuse Falletti e Claudio Rosa.
Andammo a vedere quel film in prima visione. Ricordo la nostra discussione di mezzanotte, sul Ponte Vecchio, incentrata sul significato del "simbolismo" della partita di tennis senza pallina. L’anno prima, tre studenti ed il preside del liceo milanese Parini furono denunciati per pubblicazione oscena. Nel giornale della scuola, "La Zanzara", gli studenti avevano svolto un’inchiesta sui comportamenti sessuali dei giovani.
Franca Viola, giovane ragazza del Sud, rifiutò di sposare il suo rapitore, infrangendo un’antica consuetudine. La Juventus vinse lo scudetto. Il Genoa, la Sampdoria e il Savona giocavano in serie B. Proprio quell’anno, la Sampdoria fu promossa in serie A mentre il Savona fu retrocesso in serie C. Il Genoa restò in B e fu sconfitto (ahimè!) dal Savona al Bacigalupo, con rete dell’ex Gilardoni. La Spotornese del Presidentissimo Bagnarino, nel girone di Promozione, ebbe un’annata "gloriosa" nel campionato 66/67 con l’allenatore Zamboni. Poi, arrivò l’allenatore-giocatore Antonio Caviglia. Personaggi indimenticabili.
-A Spotorno, d’estate, ci si divertiva all’Olimpia, al Copa Cabana, al Club Night del Palace o all’Alga Blu (ricordate Vittorio Paltrinieri, musicista di classe?), al Black Bull, ideato da Fred De Maestri come night club e divenuto poi bar pizzeria. Fred aveva anche trasformato mirabilmente delle vecchie cantine e una falegnameria realizzando il Cantinone. Quando l’estro l’ispirava, creava bellissime composizioni, utilizzando fiammiferi usati. Giocava sul posizionamento dei vari pezzi e sulle diverse tonalità delle parti bruciate (dove saranno quei solari volti di donna e quei malinconici paesaggi? Sarebbe bello recuperarne qualcuno e organizzare una mostra). Alla buona cucina ci pensava "l’oste Ferrer" e nel laboratorio Di Cesare si friggevano già i mitici krapfen alla marmellata e lisci. Alla Serra, nel Bar Nanni, mio padre, mio zio Giovanni, Nan Baglietto, Filippo D’Agostino e Armando Sancio si esibivano in un "concertino musicale", alla presenza di molti turisti stranieri. A volte, si univano a loro cantanti e musicanti in villeggiatura a Spotorno. Quanta bella musica e quanta allegria in quelle serate!
"Spotorno spiaggia d’Europa" titolava un giornale locale descrivendo la grande strada di accesso all’Italia attraverso la direttrice "Monaco-Basilea-Ginevra-trafori del Monte Bianco o del Gran San Bernardo-Aosta-Torino e l’autostrada per Savona. La Riviera era diventata piùvicina e il primo centro turistico era proprio la nostra Spotorno. Incompenso, sulla vecchia linea ferroviaria, il direttissimo faceva ancora"trasalire", come scriveva Sbarbaro, le "casette screpolate" del paese(compresa la mia, dietro la Chiesa).
Ma, nonostante il "miracolo economico", in Italia c’erano ancora sacche di povertà, di indigenza e l’emigrazione non s’era arrestata.Mentre la classe operaia tornava ad entrare in fermento, noi giovani cominciavamo ad avvertire un disagio crescente non solo sul piano del costume ma anche su quello politico. Nel Sati Bar, nell’Excelsior,nel Gran Bar e poi nel Nelson della Maresa, non si parlava più solo"di donne, motori, di sport, carte, biliardo e canzoni" ma anche di riforme, di scioperi, di giustizia sociale. Insomma: di politica. Eravamo alla vigilia del "sessantotto" e molti di noi partecipavano all’attività politico-culturale del Circolo Calamandrei di Savona, "governato" dall’impareggiabile Mirko Bottero (oggi dirige il Film Studio). Fu in quel contesto che, successivamente, fondammo il "Gruppo Spontaneo di Spotorno" che promosse "da sinistra" alcune importanti iniziative d’analisi, di proposta e di confronto con le forze politiche e sociali.
Ogni tanto, ci "scappava" la sfida calcistica tra i clienti dei vari bar. Verso la fine degli anni sessanta, iniziammo a presenziare, in modo sistematico e con molta "vivacità", alle sedute del Consiglio Comunale. In allora, il Sindaco era Domenico Abrate che, per mitigare le "nostre intemperanze contestative", varò i "Consigli aperti". Al termine d’ogni pratica il Consiglio era sospeso e i presenti potevano prendere la parola. Ne scaturirono riunioni dai toni assai accesi. Dopo, ci furono le elezioni e ci trovammo, al "di là della barricata", ad affrontare i problemi del paese.
Fu Ino Cerisola, mio collega postelegrafonico, a parlarmi della Croce Bianca, di cui era socio fondatore. Mi fece notare che "va bene il Sindacato, la politica e tutto il resto, ma nel nostro paese ormai non si può più stare senza un servizio d’autoambulanze e chi, volontariamente, se ne occupa va aiutato". Aveva ragione. Nei primi anni settanta feci parte del Consiglio d’Amministrazione della Croce Bianca. Ricordo le chiacchierate sotto i portici di Via Venezia, con tanti amici. Molti non ci sono più. Ino, Angelo Tergimino ed io andammo a Noli a ritirare una vecchia autoambulanza che il Comune ci aveva messo a disposizione. Allora i mezzi erano scarsi e quel pezzo da museo fu ancora impiegato in molti servizi. Se si osserva l’attuale parco macchine della Croce Bianca si capisce il salto che c’è stato. Sembra veramente passata un’eternità.
La Croce Bianca di Spotorno è di recente costituzione se si pensa che la Croce Bianca di Savona è stata fondata nel 1899, a seguito di un grave incidente avvenuto nello stabilimento Terni (ILVA). Furono i lavoratori di quello stabilimento che, constatata la grave mancanza di un pronto soccorso organizzato, si fecero promotori dell’iniziativa accolta favorevolmente da tutta la cittadinanza.
Quella di Spotorno è nata molti anni dopo, nel solco dello stesso impegno sociale, ed ha saputo già svolgere un importantissimo compito nel nostro comprensorio (ed anche fuori, basti pensare all’intervento a Foligno per il terremoto) grazie ai tanti volontari che si sono prestati, con disinteresse ed abnegazione. Nel 1970 è nata l’AVIS e, più recentemente, sono sorti il Centro Sociale Anziani e l’Associazione Anti Incendi Boschivi di protezione civile, altri importanti presidi sociali della nostra comunità, che proprio costruendo questi presidi si è confermata tale. Questo scritto è un ricordo di quei tempi ed un ringraziamento ai volontari che continuano ad impegnarsi, in un lavoro silenzioso e diuturno, e a quelli che purtroppo non ci sono più, cui va il nostro pensiero e la nostra gratitudine.
Nel nostro presente, venti d’orribile violenza, di terrorismo, di guerra, stanno scuotendo il mondo, che ci sembra diventato improvvisamente più piccolo e più vulnerabile. Voltaire affermava che una società, per definirsi civile e garantire la pace, debba bandire ogni tentazione di sopraffazione degli uni sugli altri e perseguire gli obiettivi dell’unità e della coesione proprio sul rispetto della scelte, delle posizioni, dei diritti, insomma della "diversità" di ogni suo membro. Parole sante, ma quanto inascoltate!
Nel 1967, "I Giganti" cantavano: "Mettete dei fiori nei vostri cannoni" e la canzone di Mogol-Soffici, "La rivoluzione", annunciava: "Ci sarà la rivoluzione,/nemmeno un cannone/però tuonerà./Ci sarà la rivoluzione,/L’amore alla fine vedrai vincerà…". Dove sono finite quelle speranze? Starei per rispondere: se ne sono andate con la nostra giovinezza. Ma altri giovani, altre generazioni, con nuove speranze, stanno raccogliendo il testimone e la vita continua.
Verso la fine di quell’anno (che era iniziato con il drammatico suicidio, sotto i riflettori ed il frastuono del Festival di Sanremo, del cantautorepoeta Luigi Tenco, molto amato dai giovani della mia generazione), Camillo Sbarbaro, il "nostro poeta", se ne andò, quasi in punta di piedi, lasciandoci il suo congedo: "Ogni mattina attraversa il paese uno che dà a tutti il buon giorno, anche a quelli che vede per la prima volta, anche a quelli che non glielo rendono; ma sempre prima che all’adulto sorride al bambino ch’egli tiene per mano. E’ vecchio, si muove tra ombre quasi sempre anonime ed ogni saluto è un congedo".
Spotorno 18 novembre 2001